I temporali dallo spazio

La nube più imponente e suggestiva, ma anche la più pericolosa, è sicuramente il cumulonembo, che si sviluppa in altezza per tutta la colonna d’aria troposferica (alle nostre latitudini sino a 10-12 km di altezza).
 
 
 
Tali nubi causano spesso temporali anche violenti e persino trombe d’aria e tornado.
 
Alcuni giorni fa, precisamente il 23 agosto, il nostro Magg. Luca Parmitano ci ha inviato questa bellissima immagine ripresa quando la Stazione Spaziale Internazionale era sopra la Calabria, volando a 370 km di quota e ad una velocità di circa 28.000 km/h. 
 

 
(Fonte: Volare Mission - Luca Parmitano
)

L’immagine è delle ore 13.20 locali: vale la pena allora confrontarla con quelle che quotidianamente riceviamo dai satelliti meteorologici geostazionari e polari, che hanno una minore risoluzione poiché orbitanti a quote molto superiori, ma che consentono di avere una visione più ampia dello scenario meteorologico.

Dal satellite Meteosat di Seconda Generazione, in orbita a 36000 km con la stessa velocità angolare con cui la Terra ruota intorno al proprio asse polare e pertanto denominato geostazionario, arrivano ogni 15 minuti immagini della stessa porzione del globo come quella sotto riprodotta, presa proprio in contemporanea con il sorvolo di Luca (si tenga presente che l’orario del Meteosat è UTC, e quindi in anticipo di 2 ore rispetto all’ora italiana): è veramente arduo da questa apprezzare il temporale sulla Sila orientale!

 


 

Dallo stesso Meteosat abbiamo però un’immagine cosiddetta multi-spettrale, cioè ottenuta combinando varie frequenze elettromagnetiche a cui lavorano i vari radiometri del satellite; da quest’ultima risulta più facile avere una buona idea delle nubi che a quell’ora sovrastavano l’area.


 

Mentre il Meteosat monitora la Terra sempre dalla stessa posizione relativa il satellite Polare, volando a 800 km e a una velocità che consente di completare un giro intorno al globo in meno di due ore, inviava pochi minuti dopo l’immagine  sotto riportata, che ancora più chiaramente mostra il sistema nuvoloso che si era sviluppato raggiungendo un ulteriore livello di maturazione. 

 


Naturalmente al cumulonembo sono associati vari fenomeni atmosferici quali scariche elettriche, precipitazioni generalmente brevi ma intense, colpi di vento anche violenti.

Per il monitoraggio di questi eventi esistono vari strumenti diagnostici, di cui forniamo due esempi:

il primo è un composito dell’immagine da satellite nel canale infrarosso (che misura la temperatura e quindi l’altezza della nube), del radar meteo (che fornisce una stima della precipitazione) e delle scariche elettriche rilevate tramite una rete di sensori a terra, i quali misurano le variazioni di campo elettromagnetico.

 

 
 

Il secondo è un prodotto interamente sviluppato dal Servizio Meteo AM, denominato Nefodina, che individua le diverse fasi di sviluppo delle nubi temporalesche.

 

 
Per valutare la quantità di precipitazione generata dalle nubi che abbiamo osservato da diverse piattaforme satellitari, oltre alle immagini radar ci si avvale ovviamente anche della rete pluviometrica a terra; in particolare dalla rete pluviometrica della Protezione Civile risultano circa 15/20 mm di pioggia nell’areale della Sila nelle due ore successive al passaggio della ISS.

 

Considerazioni

Dal punto di vista tecnico quanto descritto può essere classificato come un tipico evento estivo, frequente soprattutto in prossimità dei rilievi montuosi, di natura esclusivamente termica (o termo-convettiva).
La natura isolata dell’evento e la quota raggiunta dalla sommità della nube, appena 1000 metri sotto la tropopausa (attestabile intorno ai 10800 metri), al di sotto quindi del limite naturale dello sviluppo convettivo, identificano un episodio di intensità debole o al più moderata, pur nel contesto della genesi, maturazione e dissipazione di una nube imponente quale appunto il cumulonembo.

L’immagine inviata da Luca a bordo della ISS è quindi particolarmente interessante perché consente di vedere da una prospettiva più favorevole e naturalmente da una quota molto più bassa rispetto alle normali piattaforme di osservazione satellitare, la struttura di una nube così importante e pericolosa, soprattutto per chi è impegnato quotidianamente nell’attività di volo.