Accuratezza delle previsioni meteorologiche, caso studio n°2: valore economico dell’informazione climatologica; il prodigioso Campo Centrale del Rothenbaum Tennis Center

 

Tennis? Proprio così, parleremo di tennis… insomma, anche di tennis. Andremo in Germania a visitare lo stadio dove si svolge il German Open di Amburgo, tutto questo per tentare di capire la singolare scelta ingegneristica adottata nel Campo Centrale del Rothenbaum Tennis Center.  In pratica, sfruttando questo interessante esempio che ci offre il mondo tennistico, vogliamo iniziare a percorrere insieme l’affascinante ma spesso sconosciuto sentiero dei benefici che derivano dalle informazioni meteorologiche, iniziando da quelle climatologiche. L’idea è quella di aggiungere qualche altro tassello agli elementi che abbiamo già descritto in questa rubrica WEB relativamente all’utilità delle informazioni meteo, spostando la nostra argomentazione su un piano diverso, quello economico.

Per farlo, introdurremo alcuni concetti semplificati ed estremamente riduttivi che però ci dovrebbero consentire di capire l’essenza di cioè che è universalmente riconosciuto come il “valore economico dell’informazione meteorologica”. In altre parole, basandoci su qualche esempio di attività commerciale e sfruttando alcune relazioni meteo-economiche che verranno introdotte, ci proponiamo di stabilire e se possibile misurare il beneficio economico che può derivare dall’impiego dell’informazioni meteorologica, quest’ultima intesa sia come informazione climatologica (statistiche su lunghe serie storiche di dati osservati) sia come vera e propria previsione. Scopriremo che lo sfruttamento del “meteo” ai fini della progettazione e della gestione di una ipotetica attività commerciale produce una riduzione della spesa indotta da condizioni di maltempo. Nel presente Caso di Studio - N°2 ci occuperemo solo del valore della climatologia, lasciando al successivo Caso di Studio - N°3 gli aspetti di interesse legati al valore della previsione.

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Quindi, per iniziare a capire il valore climatologico, tuffiamoci nel tennis e scegliamo due tornei europei del circuito ATP - Association of Tennis Professionals: gli Internazionali d’Italia a Roma e il German Open di Amburgo (GE). Ambedue i tornei si svolgono all’aperto e su terra rossa. Entrambe sono ospitati in strutture appositamente studiate per questa finalità.

       Campo Centrale - Nicola Pietrangeli - Roma                 

 

      Campo Centrale - Rothenbaum Tennis Center - Amburgo

                   
Tutti e due gli eventi generano un giro di affari notevolissimo e anche difficile da stimare. Sponsors ufficiali, diritti pubblicitari e mediatici, trasmissioni in diretta televisiva, anche internazionale, diritti di immagine, ecc., sono la linfa vitale che garantisce la realizzazione di un così importante momento sportivo, senza nulla togliere alla passione del pubblico per uno sport così seguito.

Ne consegue che, ogni qualvolta il calendario del torneo deve essere modificato, per qualsiasi ragione, si innescano una serie di meccanismi, con ripercussioni di vario tipo, che spesso si traducono in un danno economico per l’organizzazione del torneo. Infatti, non possono sfuggire le implicazioni legali ed economiche che si hanno ogni volta che una macchina commerciale così complessa rallenta o si inceppa. Tra l’altro, non dobbiamo dimenticare neanche che tali eventi sono costretti a muoversi all’interno di uno specifico periodo dell’anno, vincolato dal circuito ATP. In particolare, Roma si svolge a metà maggio mentre Amburgo nella terza settimana di luglio. In altre parole, il fattore meteorologico si presenta come un elemento di incertezza nello svolgimento del programma dell’evento e, potenzialmente, può produrre una perdita economica o, più semplicemente, un danno (D).

Tralasciando la differenza di rango tra i due tornei in ambito ATP e anche l’ammontare del giro di affari ad essi associato, una differenza che salta agli occhi è quella legata ad una scelta progettuale adottata in uno dei due Campi Centrali.  Infatti, mentre ad Amburgo i progettisti hanno pensato di realizzare un sistema di copertura anti-pioggia, con tutti i costi (C) che ciò comporta, a Roma una tale soluzione non è stata ritenuta necessaria. Come mai ad Amburgo è stato fatto e a Roma no? Poter gestire il rischio pioggia che incombe su manifestazioni come queste, dotandosi di un sistema di protezione, cioè mettendosi in condizione di ridurre drasticamente D, sembrerebbe essere una soluzione vincente. Come vedremo, una tale scelta non è così immediata.

Capo Centrale di Amburgo: copertura aperta ed impianto di copertura


Potremmo banalizzare e semplicemente dire che la scelta di Amburgo è scontata in quanto da che mondo e mondo tutti sanno che in Germania piove di più, che i nostri vicini europei vogliono essere pronti ad ogni evenienza, che hanno una organizzazione superiore e… chi più ne ha più ne metta. D’altra parte, sappiamo anche che i progettisti basano le loro scelte su requisiti tecnici ed anche economici ben precisi e non su diffuse percezioni popolari. Cioè, il progettista, deve poter assicurare per ogni soluzione infrastrutturale proposta un reale vantaggio economico in termini di rapporto costo/beneficio. Ma allora come si stabilisce se è realmente vantaggioso o meno dotarsi di un dispositivo come quello realizzato al Rothenbaum Tennis Center di Amburgo?

La probabilità (P) di pioggia ad Amburgo a luglio è del 37%, cioè mediamente si riscontrano poco più di 11 giorni al mese con eventi di pioggia. A Roma, a maggio, siamo intorno al 16%, con circa 5 giorni al mese con eventi di pioggia. Ora possiamo certamente dire, con cognizione di causa, che il torneo di Amburgo è più a rischio di quello di Roma. Tuttavia ciò non basta. Se ci pensiamo bene, anche intuitivamente, si capisce che mancano altre due tessere del mosaico. La prima è quanto mediamente sia D, cioè la monetizzazione del danno che subirebbe il torneo a causa di un evento di pioggia (nell’ipotesi di non avere nessuna copertura). Ma ancora non basta. La seconda tessera è invece rappresentata da C, cioè il costo infrastrutturale della copertura.

Questo ingarbugliato giro di parole nonché le variabile che abbiamo introdotto compongono un puzzle molto meno complicato di quanto potrebbe sembrare. Tutto gira intorno ad una relazione meteo-economica, detta rapporto critico decisionale, che, di fatto, mette ogni cosa al suo posto. Questa relazione è data da:

P > C / D

Il rapporto critico decisionale ci garantisce che, per beneficiare di un ritorno economico dall’utilizzo di un qualche sistema di protezione contro un determinato evento atmosferico, la probabilità climatologica P di detto evento deve essere maggiore del rapporto tra il costo C del sistema di protezione e il danno D che si avrebbe a causa del maltempo. In particolare si ha che:
se P > C/D  conviene sostenere il costo della protezione;
se P = C/D  indifferente;
se P < C/D  non conviene sostenere il costo della protezione.

Tornando al nostro esempio tennistico, è logico supporre che i progettisti dei due impianti abbiano applicato questo strumento decisionale, ottenendo in un caso la necessità economica di adottare una tale copertura mentre, nell’altro, la dimostrazione che un costo del genere non fosse giustificato in relazione alle reali condizioni meteo.
Il percorso che abbiamo sin qui seguito vuole essere solo un primo spunto alla comprensione del valore economico che si nasconde dietro alle informazioni meteorologiche e, in particolare, a quelle climatologiche. Le nostre sono state ragionevoli deduzioni, se vogliamo solo ipotesi di lavoro, prendendo spunto da un settore sportivo che risente dei capricci del tempo. Tuttavia, crediamo che gli elementi descritti permettano di comprendere come un tale approccio sia sostanzialmente universale, estendibile quindi a moltissimi settori. Senza le informazioni climatologiche non potremmo costruire in sicurezza e in modo economicamente sostenibile ponti, grattacieli, aerei, navi, piattaforme offshore, non avremmo un riferimento per valutare l’intensità dei fenomeni, la straordinarietà o meno di particolari periodi caldi o freddi, non potremmo neanche provare a misurare se mai il clima stia cambiando oppure no. In altri termini, il dato climatologico rappresenta un patrimonio dell’umanità, un passaporto con il quale garantiamo il trasferimento del ricordo del nostro clima nel futuro. E’ probabile che fra 1.000 anni nessuno abbia più consapevolezza del come giocavamo a tennis; tuttavia, finché l’umanità esisterà, saprà per sempre quale era il clima in cui abbiamo vissuto e… giocato a tennis.

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Come abbia già preannunciato, nel Caso di Studio – N°3 ancora in preparazione, tenteremo di dare qualche spunto anche sul valore della previsione meteorologica. Invitiamo tutti, sin da subito, a seguirci anche nel successivo incontro. Se volete mandateci qualche commento, suggerimento o contributo, potete farlo scrivendo a help@meteoam.it . Faremo il possibile per rispondere a tutti.

 

Metweb Staff

 

 

Questo articolo fa seguito al più generale rapporto sull'affidabilità delle previsioni meteorologiche:

Che affidabilità hanno le previsioni meteorologiche?

e al primo caso di studio riguardante la previsione oggettiva-locale della pioggia