Un colpo di Garbino che scalda le coste adriatiche

Questi giorni di Febbraio hanno regalato un po’ a tutta la penisola temperature più che gradevoli. Un vero e proprio assaggio di primavera, tanto che lo scorso week end abbiamo parlato di estate di San Valentino. Oltre al cielo terso e al calore diurno, in  questo particolare contesto meteorologico si è inserito un sostenuto vento da sud-ovest sulle montagne dell’Appennino centro-settentrionale, il tipico vento che anticipa una perturbazione atlantica,  già oggi attiva con piogge sparse al nord-est e che si estenderà al centro verso la metà della settimana.
Il vento da sud-ovest, noto come Libeccio o Garbino, come più comunemente battezzato dagli abitanti delle regioni adriatiche, scavalcando l’Appennino ha provocato il fenomeno che generalmente prende il nome di Foehn ed è familiare a chi vive a ridosso delle Alpi quando spira lungo le valli la tramontana o il grecale.

Il Foehn è un vento di caduta caldo e secco che si presenta quando una corrente d'aria perde umidità nel superare una catena montuosa.  Quando il flusso risale verso l'alto “spinto dal trampolino” della catena montuosa sul versante sopravvento, l'aria si espande in modo adiabatico, ossia senza scambiare calore con l’ambiente circostante e, conseguentemente, si raffredda; spesso condensa creando nubi e, in particolari condizioni, precipitazioni (figura sottostante). Nello scendere sul versante opposto la massa d’aria subisce un processo inverso, ovvero si comprime e si riscalda giungendo a valori di temperatura anche sostanzialmente più elevati – e con umidità decisamente più scarsa- rispetto a quelli di partenza sopravvento; tali venti sono chiamati anche catabatici, dal termine greco che significa discendente.



 

Come accennato ieri i rilievi appenninici di Abruzzo e Molise sono stati battuti da forti venti sud-occidentali (di Garbino appunto, che deve il suo nome all’arabo gharbi, ovvero occidentale), che scendendo sottovento sulle aree costiere delle regioni citate hanno portato la colonnina dei termometri su valori decisamente elevati, quasi estivi.

 

Venti a 850 hPa (circa 1500 metri) alle ore 13 locali

 

Le masse d’aria associate alle correnti sudoccidentali che hanno interessato tutta la penisola, impattando con i monti delle predette regioni, hanno creato nuvolosità medio-alta, tipica dei flussi sottovento in condizioni stabili, perdendo dunque gran parte del loro  già scarso contenuto di umidità

 


 

Immagine Meteosat MSG3 Visibile ad alta risoluzione delle ore 16 locali



Temperature rilevate dalle stazioni meteorologiche italiane alle ore 16 locali




Grafici della temperatura misurata alla stazione di Pescara (in alto) e Termoli CB (in basso). La linea rossa indica il valore medio della temperatura massima decadale.


Nella successiva discesa verso il basso l’aria, comprimendosi, s’è riscaldata toccando i 24°C all’ombra su Termoli e addirittura 26°C su Pescara, ovvero 14,2°C oltre la media decadale del mese di febbraio! Per i più appassionati, ma di questo ne parleremo un’altra volta, segnaliamo anche nell’immagine satellitare appena mostrata, una spettacolare distesa di nubi disposte ortogonalmente al flusso del vento, nubi che indicano la presenza di onde orografiche marcate, ossia vere e proprie ondulazioni del flusso a contatto con la catena montuosa che si propagano nel letto del vento. Idealmente, ma solo fino a un certo punto, se vi foste trovati a bordo di un aereo di linea passando per l’Appennino nella mattinata di ieri, difficilmente vi sarebbe stata servita una bibita, e avreste dovuto tenere le cinture di sicurezza costantemente allacciate!