Il contributo del Servizio Meteorologico dell'Aeronautica alla missione ISAF

Com’è noto, proseguendo una tendenza che si è instaurata già da qualche decina d’anni, le nostre Forze Armate non svolgono i propri compiti solo ed esclusivamente sul territorio nazionale, quanto piuttosto vengono chiamate ad operare in missioni di pace che non hanno ormai limiti di latitudine ed in ognuna di esse l’apporto ed il supporto del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica diviene di fondamentale importanza nella pianificazione e nella conduzione delle singole missioni.

Uno di questi scenari, forse il più articolato e complesso, è l’Afghanistan. In questo crocevia di popoli e culture infatti, l’Aeronautica ha la sua base principale in “Camp Arena”, l’aeroporto di Herat, a qualche decina di chilometri dal confine iraniano, costituito e condotto in maniera combined fra Italia e Spagna. Pur avendo competenza e responsabilità su tutto l’Afghanistan occidentale, le funzioni ed i compiti del Servizio Meteorologico vengono qui assicurati da un piccolo nucleo di uomini che è inquadrato nell’ambito della task force FSB (Forward Support Base). Oltre ad effettuare le normali attività di rilevazione dei dati e di produzione dei bollettini meteo che, com’è noto, coprono le 24 ore, l’articolazione si occupa principalmente di fornire una gran mole di specifiche informazioni relative alle attività aeronautiche e terrestri, di impatto sul personale e sui mezzi, di fornitura di dati per le operazioni tattiche ma anche di produzione di statistiche, elaborazione di analisi, fino allo studio dell’evoluzione climatica.



     Logo Aeronautica Militare                                                                

 

 L’Ufficiale dell’Aeronautica che elabora le previsioni del tempo è quasi un personaggio di famiglia; ci si affeziona e lo si aspetta come un elemento propiziatorio per ogni propria faccenda quotidiana: dalla gita fuori porta alla settimana bianca, dalla distesa dei panni ad asciugare alla semplice fornitura di spunti di conversazione con gli amici sul fatto che… “non ci sono più le mezze stagioni”.

Questa, nella concezione generalizzata media degli italiani, l’attività di chi, augurando buongiorno dagli schermi o curando l’impaginazione di un sito internet, si occupa in Aeronautica di meteorologia.

In realtà l’affascinante ma complesso mondo della meteorologia in generale è di quelli che un tempo venivano chiamati “presagi”; in particolare, è un universo dove le più innovative tecnologie si fondono perfettamente con le migliori professionalità che in questo specifico campo, in Italia, vantano decenni di esperienza e di considerazione a livello internazionale.

La meteorologia militare infatti ha avuto il suo impulso iniziale già durante la seconda guerra mondiale allorquando divennero di fondamentale importanza le cosiddette previsioni operative che erano indispensabili per il conseguimento degli obiettivi pianificati sia nelle manovre terrestri, sia soprattutto nella navigazione aerea. Le prime istituzioni statali dedicate alla meteorologia erano infatti appartenenti al Ministero per la Guerra.

 Ogni quotidiana attività di tutte le Task Force presenti nel territorio afgano, appartenenti all’Esercito, all’Aeronautica, alla Marina, ai Carabinieri o alla Guardia di Finanza, prevede infatti nella propria pianificazione, esecuzione e buona riuscita il supporto della componente meteorologica.

 


FOTO1: Il personale della Sezione Meteorologica di Herat con due meteorologi afgani.
             Sullo sfondo l’Unità Meteo Mobile dell’Aeronautica Militare.

                                         

Tutte queste attività vengono svolte in un contesto tutt’altro che agevole e non solo per l’ambiente che è tipico di ogni teatro operativo, quanto piuttosto per una serie di fattori che sono propri dell’orografia del territorio afgano. Esso è infatti caratterizzato da inverni rigidi e da estati torride. La maggiore aridità che caratterizza questa regione è causata da un clima di tipo continentale, con frequenti venti secchi e forti escursioni termiche, sia diurne, sia stagionali. Il paesaggio infatti, arido e brullo, è dominato dalla steppa e le ridotte aree forestali sono limitate ai versanti meridionali delle catene montuose lungo il confine pakistano, che beneficiano dell'influsso monsonico. Alcune zone pianeggianti a ridosso dei fiumi godono il privilegio di terreni coltivabili e di verdi pascoli.

Durante l'inverno la temperatura può scendere fino a -30° sulle zone montuose, fino a -15° nelle zone desertiche, ed è questo anche il periodo più piovoso dell'anno. Nonostante le ampie aree desertiche, le piogge sono forti ed intense, in particolar modo nei mesi di gennaio e febbraio; caratteristiche del periodo invernale le moderate nevicate sulle cime montuose, che determineranno nella stagione primaverile un incremento delle acque fluviali e, purtroppo, alluvioni nelle zone ai piedi dell’Indu-Kush.

 

L'estate è caratterizzata da un clima molto caldo e secco, meno in altitudine dove le sere sono fresche e piacevoli. Il settore meridionale del territorio afgano è in particolar modo interessato da temperature elevate e costanti oltre i 40° da giugno ad agosto, associate alla quasi totale assenza di umidità nell’aria. I venti, persistenti per quasi tutto il periodo estivo, spirando prevalentemente dai quadranti settentrionali, determinano la caratteristica del territorio desertico, disegnando dune continue e di uguale identità, regalando l’illusione di attraversare un paesaggio irreale..

I fenomeni prevalenti sono appunto i venti e le associate tempeste di sabbia: spettacolari intense nubi di polvere e sabbia che determinano bassa visibilità e rilevanti problematiche a tutte le attività operative.

 

Particolarmente affascinante si è rivelata poi essere la collaborazione con gli uomini del Servizio Meteorologico afgano di Herat. Pur non disponendo delle innovative apparecchiature a disposizione del contingente italiano,  le loro previsioni (almeno quelle locali) non risultano essere approssimative, forti del fatto che sono dei profondi conoscitori del territorio e della microclimatologia locale.

 

 

 


FOTO2:  Manutenzione di una stazione meteorologica isolata. 
               Il meteorologo, in perfetta collaborazione joint, è protetto da un Bersagliere ed un Marò.

 

Il rapporto di collaborazione è divenuto sempre più produttivo anche grazie all’attività di coordinamento effettuata dal Capitano Alessandro Palazzo, attuale Capo della Sezione Meteorologica di Herat, che per primo ha stretto con essi tale tipo di attività tanto da consentire uno stabile rapporto che consentirà, in un futuro non troppo remoto, il compimento del cosiddetto transition plan che le forze della NATO hanno già avviato e che prevede il graduale passaggio di competenze delle attività tipiche di un servizio meteorologico dalla NATO stessa all’organizzazione afgana.

 

Grazie al particolare clima italiano, ottimo campo di prova, ed alla grande esperienza, gli uomini del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare che operano in Afghanistan dal 2005, hanno dimostrato di saper operare con professionalità e bravura, facilitando il lavoro del nostro contingente, a terra ed in volo, contribuendo così a dare quel tanto richiamato “lustro alla Bandiera e alle Forze Armate Italiane”.