Il caldo sull’Italia di questi giorni. E’ corretto parlare di anticiclone africano?

Esistono in meteorologia delle condizioni che ricorrono ogni 20 anni circa, come una vittoria italiana ad un Mondiale di calcio o forse un oro olimpico in specialità dell’atletica leggera. Una di queste è quella che abbiamo in questi giorni sul Mediterraneo. Il forte riscaldamento della troposfera in tutti i suoi strati (non solo quello a contatto con il suolo) ha portato ad un valore del cosiddetto geopotenziale veramente inusuale, da record, mutuando ancora la terminologia sportiva.

Ma cerchiamo di capire di cosa si tratta.

Generalmente si misura la pressione atmosferica al suolo mediante i barometri e la si riporta sulle mappe meteorologiche prendendo come riferimento il livello medio del mare. Si annullano così tutte le diversità altimetriche, in quanto la pressione atmosferica varia con la quota. Con questo procedimento si ottengono le carte isobariche al suolo che consentono di individuare – ove presenti - le alte e basse pressioni o, i cicloni e gli anticicloni.

Se guardiamo la carta del 10 agosto alla mezzanotte di Greenwich, notiamo un anticiclone in Atlantico, il cosiddetto Anticiclone delle Azzorre, un’altra area di alta pressione sulle Repubbliche Baltiche, una bassa pressione ad ovest delle Isole Britanniche ed una ampia bassa pressione sull’Africa Settentrionale

Le elevate temperature del suolo africano fanno sì infatti che negli strati inferiori della troposfera si formi una bassa pressione termica (così come al contrario d’inverno si struttura l’alta pressione siberiana con valori di pressione al suolo sino a 1070 hPa). Ecco perché parlare di anticiclone africano non è propriamente corretto. E’ più consono il termine di promontorio subtropicale, che denota una struttura di alta pressione complessiva di tutta la colonna d’aria troposferica (circa 13-15 km in questo periodo alle nostre latitudini); al suolo si usano i termini ciclone ed anticiclone per denotare le basse ed alte pressioni, mentre in quota rispettivamente saccatura e promontorio.

Ma come descriviamo allora quantitativamente il campo di pressione in quota? Ricordiamo che la troposfera si estende mediamente per più di 10 km sopra le nostre teste. Si usa una metodologia mutuata dalla topografia, ovvero attraverso le curve di altezze o isoipse: poiché la pressione diminuisce in modo monotono con la quota, si prende una pressione di riferimento (es. 1000, 850, 500, 300 hPa, salendo dal suolo al top della troposfera) e si individua a che quota in quel punto ed in quell’istante in atmosfera si ha quel valore di pressione, passando quindi da curve isobariche a curve isoipsometriche.

Questa in particolare è la mappa del geopotenziale, ovvero la grandezza che fornisce l’altezza della superficie isobarica in esame.

Sempre in termini di struttura verticale dell’atmosfera, è utile guardare anche il sondaggio termodinamico delle 00 UTC del 10 agosto sull’aeroporto di Trapani, che mostra l’altezza della 500hPa a 6008 mgp. Questa sotto è la sua definizione matematica:

Le curve di eguale geopotenziale sono dette appunto isoipse.

È evidente che aumentando la pressione in un punto ad una certa quota aumenta il valore del geopotenziale, per cui le aree di massimo del geopotenziale sono aree di alta pressione: nella mappa di sopra, si può individuare un’alta pressione (o promontorio) sull’Africa che si estende a tutto il Mediterraneo ed una in Atlantico, mentre una bassa pressione (o saccatura) estesa dalle Isole Britanniche alla Scandinavia.

La (1) ci mostra come la temperatura dello strato atmosferico in esame determini il valore di Z, in quanto gli estremi di integrazione sono fissati (ad esempio la 500 hPa come estremo superiore). I valori di Z relativi alla 500 hPa alle nostre latitudini oscillano tra valori invernali di 5400 mgp (metri geopotenziali) sino a valori di 5900 mgp che corrispondono all’insorgere delle onde di calore estive. In casi eccezionali, come quello di questi giorni il geopotenziale arriva a 6000 mgp, indice di una temperatura media di tutta la colonna troposferica sottostante particolarmente calda.

Questo valore è estremamente raro, con un tempo di ritorno dell’ordine di 15-20 anni: nell’estate del 2003 l’isoipsa 6000 mgp relativa alla 500 hPa si posizionò sulle coste nordafricane.

 

 

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