Le nubi di alta pressione

L’inverno ha già consumato i suoi primi venti giorni e la caratteristica finora mostrata è di una stagione particolarmente mite.

 

Un flusso perturbato scorre a latitudini elevate, intorno al 50° parallelo Nord ed un campo termico e di massa sull’area mediterranea è attestato su valori ancora tardo-autunnali. L’inverno presenta sulle regioni italiane i suoi caratteri forti, in termini di temperature e fenomeni nevosi nel periodo tra gennaio e febbraio e quindi siamo ancora in anticipo per parlare di una stagione particolarmente mite, anche se le indicazioni provenienti dalle previsioni mensili fanno presagire che almeno sino ai primi del mese di febbraio non si assisterà ad irruzioni di aria polare particolarmente fredda sull’area mediterranea.
In particolare la seconda settimana di gennaio è caratterizzata da un robusto anticiclone che domina buona parte dell’Europa centro-meridionale, confinando le perturbazioni atlantiche sulle regioni settentrionali del continente.
 

Figura 1 Analisi al suolo del 9 gennaio 2014 alle ore 06 UTC

 

Anticiclone però, specie d’inverno, non vuol dire cielo sereno e terso: il ristagno di umidità nei bassi strati della troposfera (tipicamente nei primi 500-1000 metri) e le inversioni termiche creano le condizioni per la formazione di nebbie e nubi basse, che spesso persistono per giorni interi.
Guardando l’immagine multi-spettrale del satellite Meteosat, che fornisce indicazioni sulle masse d’aria, si nota come le masse d’aria polare sono confinate sul nord Atlantico (ricordiamo che negli Stati Uniti si è avuta una discesa di aria artica eccezionalmente fredda) e sull’area siberiana, mentre sul mediterraneo si ha aria delle medie latitudini, con addirittura aria subtropicale che si spinge verso l’Algeria settentrionale.
 

Figura 2 Immagine Meteosat RGB Airmass del 10 gennaio 2014 alle ore 00 UTC

 

Particolarmente suggestiva ed efficace l’immagine del satellite polare di pochissimo successiva a quella di figura 2, ovvero l'unione dei due canali Visibile e Infrarosso notturna, che mostra le nebbie sulle pianure, specie sull’area padana e nelle vallate del centro; la nuvolosità alta qui appare molto sottile, data la bassa riflettività delle stesse nubi: una buona analisi delle nubi nasce sempre da una integrazione tra le informazioni provenienti da diversi canali satellitari!

 

Figura 3 Immagine del polare NPP VIS + IR daynight del 10 gennaio 2014 alle ore 00:52 UTC

 

In questa configurazione barica e termica l’atmosfera ha un ristagno di umidità notevole nei bassi strati; questo si può facilmente notare analizzando i sondaggi termodinamici che misurano i parametri termoigrometrici dal suolo sino alla media stratosfera.
Analizzando quelli di Pratica di Mare e di Udine Capoformido, notiamo in entrambi un'atmosfera stabile; i valori di pressione e temperatura sono elevati nella libera atmosfera data la struttura anticlonica dominante. Compare una marcata avvezione intorno a 1500 metri, che però nel caso di Udine ha sotto di sé un boundary layer totalmente saturo di umidità, mentre sull’area di Roma il contenuto di umidità in prossimità del suolo è più basso.
Ciò si traduce in pratica in stratocumuli sulle aree tirreniche centrali, e nebbia su nord-est ed Emilia Romagna.

 

Figura 4 Sondaggio termodinamico di Pratica di Mare (Roma) del 10 gennaio 2014 alle ore 00 UTC

 

 Figura 5 Sondaggio termodinamico di Udine Campoformido del 10 gennaio 2014 alle ore 00 UTC

 


Conclusioni

La formazione delle nubi è un meccanismo assai complesso, che spesso viene associato al maltempo e quindi alle perturbazioni, ai fronti ed ai cicloni; la nube però si forma anche in situazioni di stabilità atmosferica invernale, quando la colonna d’aria (specie nei suoi livelli più bassi) presenta tratti in cui si ha alto contenuto di umidità ed un profilo termodinamico che favorisce la condensazione e la persistenza di strati o stratocumuli, ovvero la formazione di nebbia a contatto con il suolo.
 

...Come quando la nebbia si dissipa,
lo sguardo a poco a poco raffigura
ciò che cela il vapor che l'aere stipa...
Dante, Inferno XXXI