"Los marinos paiteños que navegan frecuentemente cerca de la costa y en embarcaciones pequeñas, ya al norte ó al sur de Paita, conocen esta corriente y la denomination Corriente del Niño, sin duda porque ella se hace mas visible y palpable después de la Pascua de Navidad."
"I marinai di Paita che navigano frequentemente vicino alla costa e con piccole imbarcazioni, sia a nord che a sud di Paita, conoscono questa corrente e la chiamano Corriente del Niño (Corrente del Bambino), senza dubbio perché essa si rende più visibile e tangibile dopo le festività natalizie."
Cap. Camilo Carrillo - Boletín de la Sociedad Geográfica de Lima
Così nel 1892 il capitano peruviano Camilo Carrillo, a pag. 84 del Boletín de la Sociedad Geográfica de Lima, fa per la prima volta uso in ambito scientifico del nome El Niño per descrivere la calda corrente oceanica che aveva osservato fluire da nord a sud lungo la costa peruviana. Un fenomeno ben noto ai pescatori e ai marinai locali che però ben difficilmente avrebbero potuto immaginare l’impatto globale di El Nino né, tantomeno, la complessa interazione oceano - atmosfera all’interno della quale si inserisce.
Ci sarebbero voluti, infatti, più di sessant’anni per porre in relazione le oscillazioni della pressione atmosferica tra Pacifico occidentale e centro-orientale con lo sviluppo della corrente di El Niño e della sua antagonista La Niña. Una connessione oggi ben espressa dall’acronimo ENSO: El Niño - Southern Oscillation.
ENSO è un fenomeno climatico, una teleconnessione, che si ripete ciclicamente, seppur questa ciclicità non sia regolare o facilmente predicibile. Ma è anche un indice che si compone di tre fasi, una positiva - El Niño, una negativa - La Niña e una neutra, che si alternano con una periodicità che va statisticamente dai tre ai sette anni. Per comprendere i meccanismi che portano all’instaurarsi di ognuna di esse analizziamo innanzitutto la fase in cui prevalgono condizioni neutrali (Fig.1).
Componente atmosferica: in condizioni normali la pressione atmosferica sull'oceano Pacifico subtropicale occidentale è più bassa rispetto ai valori che assume sul più fresco Pacifico centro-orientale. Si assumono come punti di riferimento per calcolare la differenza di pressione le località di Darwin in Australia (Pacifico occidentale) e di Tahiti in Polinesia francese (Pacifico centro-orientale). L’indice che misura questa differenza, la southern oscillation, è in questo caso positivo.
Componente oceanica: i venti alisei, trade winds in inglese, che soffiano lungo la fascia intertropicale da est verso ovest, spostano per attrito l’acqua superficiale nella stessa direzione. Tale spostamento provoca la risalita (upwelling) di acqua fredda di profondità, ricca di nutrienti, lungo la fascia equatoriale e le coste del Sud America. Il movimento di risalita si attenua all’approssimarsi delle coste del Pacifico occidentale dove l’acqua si accumula e si scalda ulteriormente. Basti pensare che in Indonesia il livello del mare risulta circa mezzo metro superiore rispetto alle coste dell’Ecuador, solo per effetto dell’espansione termica.
Le condizioni associate alla presenza di El Niño (Fig.2) risultano per certi versi esattamente opposte a quelle che abbiamo appena descritto. Si assiste infatti ad un indebolimento dei venti alisei che in alcuni casi invertono la loro direzione soffiando da ovest verso est. Le acque più calde del Pacifico occidentale tendono dunque a fluire verso ovest con un movimento che coinvolge anche gli strati oceanici profondi. Ne consegue un innalzamento della temperatura delle acque del Pacifico centro - orientale. Da un punto di vista atmosferico, la differenza di pressione misurata tra Tahiti e Darwin diventa negativa (Southern Oscillation Index - SOI negativo).
Ma come si monitora El Niño e quando possiamo effettivamente confermarne l’instaurarsi?
Come abbiamo già visto, un primo indicatore è l’indice che misura la southern oscillation. Le condizioni di El Niño prevedono che l’indice SOI assuma un valore medio negativo per cinque mesi consecutivi. Il secondo indicatore deriva dalla misurazione della temperatura oceanica monitorata grazie ad una rete di boe della National Oceanographic and Atmospheric Administration (NOAA) statunitense. La rete è divisa in diverse sezioni (Fig.3). Quando, in particolare, la sezione NINO3.4 misura una temperatura superficiale superiore alla media di almeno 0.5°C per cinque periodi consecutivi basati su medie trimestrali si parla di un evento di El Niño.
Fig.3 Rappresentazione del Tropical Atmosphere Ocean Array, la rete di monitoraggio della National Oceanographic and Atmospheric Administration (NOAA).
Diametralmente opposte sono le condizioni associate a La Niña, con SOI positivo e temperatura della sezione NINO3.4 inferiore alla media di almeno 0.5°C. A La Niña si associano venti alisei più sostenuti e differenza di pressione più marcata tra Pacifico occidentale e centro-orientale. In sostanza, le condizioni ENSO negativo sono un’accentuazione delle condizioni di neutralità (Fig.4).
Quali impatti hanno questi diversi regimi da un punto di vista meteorologico? Le zone maggiormente interessate da ENSO sono naturalmente le più vicine al Pacifico tropicale e subtropicale. In condizioni neutrali le piogge sul Pacifico occidentale sono tipicamente più abbondanti rispetto al Pacifico centro-orientale. Una situazione che si rafforza con La Niña e si rovescia con El Niño. Impatti significativi si hanno anche sulla pesca. Il ridotto upwelling che consegue all’instaurarsi di El Niño influisce sull’intera catena alimentare marina traducendosi in una drastica riduzione dell’attività dei pescatori peruviani.
ENSO influisce su altre aree del pianeta? La complessità dei processi atmosferici non consente una risposta univoca. Certo è che gli effetti che ENSO ha sul rilascio di energia in atmosfera, con uno spostamento delle aree di convezione intertropicale legato alla fase in corso, sono uno degli elementi che possono influire sulla circolazione in troposfera e stratosfera. Tale legame non è, tuttavia, a priori individuabile univocamente visti i molteplici fattori in gioco.
Ed ora in che fase siamo? Dopo tre inverni consecutivi con un regime di La Niña andiamo verso condizioni di neutralità con una probabilità che si attesta al 56% per il periodo giugno - luglio - agosto. Le proiezioni mostrano poi una risalita delle probabilità associate a El Niño. Ma è pur vero che, per avere qualche certezza in più, bisognerà superare quella che si definisce la Spring Predictability Barrier. È durante la primavera infatti che si decide la sorte di ENSO con i segnali che indicano uno spostamento eventuale verso El Niño o La Niña che sono ancora deboli, difficili da intercettare e, soprattutto da prevedere perché la primavera è una fase in cui i modelli previsionali disponibili dimostrano ancora delle capacità predittive molto basse.
Fig.5 Previsione del fenomeno ENSO emessa dal Climate Prediction Centre della National Oceanographic and Atmospheric Administration.