Tra il 1° e il 2 febbraio 2026 il Sole è stato particolarmente attivo, dando vita a una vera e propria raffica di esplosioni energetiche sulla sua superficie. In sole 24 ore sono stati registrati cinque brillamenti di classe X, i più potenti nella scala di intensità, e altri sedici di classe M, di livello medio-alto. Tutti gli eventi sono partiti dalla stessa area attiva del Sole, una regione con campi magnetici molto complessi e instabili. Quando queste strutture magnetiche si intrecciano e si riorganizzano, possono liberare enormi quantità di energia sotto forma di flare, cioè improvvisi lampi di radiazione. Il brillamento più forte è avvenuto nella tarda serata del 1° febbraio ed è stato classificato X8.1, uno dei più energetici dell’attuale ciclo solare, che si sta avvicinando al suo massimo. Nelle ore successive si sono verificati altri flare di classe X, confermando una fase molto dinamica della nostra stella.
01/02/2026 23:40 UTC: due immagini dello strumento SUVI (Solar Ultraviole Imager), a bordo del satellite geostazionario GOES-19, che ben evidenziano l'intensa attività solare in corso. 
Quattro potenti brillamenti catturati dallo strumento SDO (Solar Dynamics Observatory) della NASA tra il 1° e il 2 febbraio scorsi. In alto a sinistra, su ciascuna immagine, indicata la classificazione dell'intensità del flare. Fonte: Sun Releases 4 Strong Solar Flares - NASA Science
Al brillamento più potente è stata associata anche un’espulsione di massa coronale (CME): una grande nube di plasma e campo magnetico scagliata nello spazio. Una parte di questa nube è risultata diretta verso la Terra, viaggiando a circa 700 km al secondo. In base alle stime, l’arrivo era previsto nella seconda metà del 4 febbraio, con la possibilità di un aumento dell’attività geomagnetica, cioè disturbi nel campo magnetico terrestre. Prima dell’arrivo della nube solare, la situazione geomagnetica era relativamente tranquilla. Con l’impatto della CME, però, i nostri operatori esperti hanno previsto un possibile aumento dei disturbi nel campo magnetico terrestre. Questo tipo di fenomeno può tradursi in interferenze temporanee alle comunicazioni radio ad alta frequenza, soprattutto nelle regioni polari, dove l’atmosfera è più esposta alle particelle energetiche provenienti dal Sole. Anche i sistemi satellitari possono risentirne: i collegamenti SATCOM e la navigazione GPS possono subire degradazioni o errori di posizionamento localmente significativi.
01/02/2026 23:45 UTC: mappa che mostra il contenuto in atmosfera, in particolare in ionosfera, degli elettroni. Le zone di accumulo, ben evidenti in giallo, sono conseguenza del flusso sostenuto di raggi ultravioletti e raggi X proveniente dal Sole in corrispondenza dei brillamenti più energetici. La densità di cariche libere (ioni ed elettroni) in ionosfera influisce significativamente su tutte le applicazioni di comunicazione via radio e i sui segnali del posizionamento GNSS (Global Navigation Satellite System) come il GPS e GALILEO.
 
I voli che attraversano le rotte polari, inoltre, potrebbero essere esposti a un lieve aumento della dose di radiazioni, mentre i satelliti in orbita vengono sottoposti a uno “stress” maggiore a causa dell’incremento di particelle cariche, con possibili effetti sui loro sistemi elettronici. Si tratta in genere di fenomeni temporanei e monitorati costantemente, ma che confermano quanto le nostre tecnologie siano sensibili alle variazioni del cosiddetto “meteo spaziale”. Anche altri indicatori confermano che il Sole si trova in una fase di attività elevata: il numero di macchie solari e il flusso radio solare sono su valori sostenuti, coerenti con l’avvicinarsi del massimo del ciclo solare.
L’episodio di inizio febbraio rappresenta uno dei momenti più intensi di questo ciclo solare. Il monitoraggio costante del Sole è fondamentale, perché le sue tempeste possono influenzare tecnologie sempre più centrali nella nostra vita quotidiana, dalle comunicazioni radio ai satelliti, fino al traffico aereo.