La comunità scientifica, ma anche la percezione generale sono concordi, l’estate 2026 è stata caratterizzata da temperature molto elevate e spesso anche da valori di umidità relativa molto alti.
Dai dati della rete osservativa del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare, si evince come i mesi appena trascorsi siano stati effettivamente i più caldi a livello nazionale a partire dal 1961, superando anche l’estate 2003, considerata per molti anni eccezionale e forse irripetibile.
Le statistiche climatiche elaborate dal Centro Nazionale di Meteorologia e Climatologia Aerospaziale di Pratica di Mare si basano sulle osservazioni di 88 stazioni meteorologiche, che assicurano un’adeguata continuità dei dati a partire dal 1961. Sulla base di tali osservazioni, vengono elaborate mensilmente le anomalie relative sia alle temperature sia alle precipitazioni, calcolate rispetto alla media climatologica del periodo di riferimento 1991-2020.
L’ estate del 2003 fu caratterizzata da una straordinaria persistenza dell’alta pressione sub-tropicale di origine africana. Con un’anomalia di +2.5°C (rispetto alla media del periodo 1991-2020), quella stagione estiva del 2003 segnò una discontinuità netta rispetto a quanto osservato sino ad allora (Figura 1), essendo oltre 2°C più calda rispetto alle stagioni più estreme fino ad allora registrate.
Figura 1: anomalia di temperatura media osservata sulla rete di stazioni meteorologiche del Servizio Meteo dell’Aeronautica Militare per il trimestre estivo giugno-luglio-agosto dal 1961 al 2026; in blu/rosso le stagioni con anomalia negativa/positiva ed in giallo l’anomalia dell’estate 2026. Periodo di riferimento: 1991-2020.
Quello del 2003 fu quindi un evento davvero anomalo su buona parte dell’Europa occidentale. Una ricostruzione delle temperature europee degli ultimi cinque secoli lo colloca, con ampio margine, sul gradino più alto dell'intera serie ricostruita (Luterbacher et al., 2004). L’eccezionale intensità dell’evento fu oggetto di una valutazione statistica da parte di Schär et al. (2004), che, assumendo come riferimento la climatologia più recente allora disponibile (1990–2002), stimarono un tempo di ritorno di circa 46.000 anni. Gli stessi autori sottolineavano, tuttavia, che tale stima non dovesse essere interpretata come una previsione letterale, ma piuttosto come un’indicazione dell’eccezionale rarità dell’evento.
Riguardo all’Italia, a distanza di 23 anni, il trimestre estivo ha registrato un’anomalia superiore a quella del 2003, con uno scarto positivo di +2.8°C rispetto alla media 1991-2020, più elevato di 0.3°C rispetto al record precedente del 2003. Dai dati in forma grafica, inoltre, è facile notare come nel corso degli ultimi anni ci sono state diverse stagioni estive molto calde, con anomalie sempre più vicine a quella del 2003, specie a partire dalla seconda metà della prima decade del secolo.
Nel dettaglio dei tre mesi considerati, a livello nazionale, anche i mesi di luglio con un’anomalia di +2.5°C ed agosto con un’anomalia di +3.1°C, sono stati i più caldi mai registrati a partire dal 1961. Mentre, per quanto riguarda giugno 2026, con uno scarto di +2.6°C, esso si colloca al quarto posto della classifica; il mese di giugno più caldo rimane quello del 2003.
Scendendo ad un maggiore dettaglio geografico, è interessante notare come al Nord ed al Sud Italia i dati siano coerenti con l’andamento nazionale; infatti, sia al Settentrione che al Meridione, l’estate 2026 è stata la più calda, con un’anomalia, rispettivamente, di +2.9°C (+0.2°C rispetto al 2003) e di +2.6°C (+0.3 rispetto al 2003), mentre al Centro Italia la stagione si è chiusa con un’anomalia leggermente inferiore a quella del 2003 e pari a +2.8°C (-0.2°C rispetto al 2003).
In conclusione, a parte piccole differenze a livello regionale, è chiara l’eccezionalità dell’evento a livello nazionale, dove nel contesto di stagioni estive sempre più calde negli ultimi anni, si è infranto un record che persisteva da ben 23 anni.