
Filippo Eredia (Catania 10 febbraio 1877) è una di quelle figure che, nella storia della meteorologia, meritano di essere ricordate non solo per ciò che di grandioso hanno fatto, ma per il modo in cui hanno osservato e studiato l’atmosfera. In un’epoca in cui il tempo era ancora affidato più all’intuito e all’esperienza che ai modelli matematici, Eredia seppe unire rigore scientifico, osservazione scrupolosa e una visione sorprendentemente moderna.
Direttore del Regio Ufficio Centrale di Meteorologia e Geodinamica nei primi decenni del Novecento, Eredia contribuì in modo decisivo a dare alla meteorologia italiana una struttura solida, coordinata e credibile a livello internazionale. Fu tra i primi a comprendere che la previsione non poteva prescindere da una raccolta sistematica dei dati, dalla continuità delle osservazioni e dall’affidabilità degli strumenti. Ma il suo contributo non si fermò qui: con l’evoluzione dell’aviazione nacque anche la necessità di una meteorologia dedicata al volo ed Eredia promosse la costituzione della rete meteorologica dell’Aeronautica Militare e fu nominato primo “Direttore del servizio meteorologico dell’Aeronautica”, dando così avvio in Italia a un settore ormai fondamentale per la sicurezza e l’efficacia dei voli. Nel 1937 fondò inoltre la Rivista di Meteorologia Aeronautica, un periodico innovativo per l’epoca volto a diffondere conoscenze specialistiche e favorire lo scambio di studi e risultati scientifici nel campo della meteorologia applicata all’aviazione.
Nei suoi scritti sottolineava come l’atmosfera dovesse essere seguita nel tempo, nei suoi passaggi e nelle sue trasformazioni, perché solo così se ne poteva cogliere la complessità.
«La struttura termica va seguita nei successivi sviluppi durante le fasi che precedono la dannosa meteora, con ritmo crescente in relazione alla profondità della perturbazione».

Una frase che identifica molto bene la sua idea di meteorologia: non l’esclusiva osservazione sporadica del fenomeno, ma lo studio attento dei processi, passo dopo passo, con strumenti adeguati e dati confrontabili.
Scienziato curioso, attento ai grandi meccanismi dell’atmosfera, interessato alla circolazione generale, ai rapporti tra mare e atmosfera, agli scambi energetici che regolano il clima. Temi che oggi consideriamo centrali, ma che all’epoca richiedevano intuito e coraggio intellettuale.
C’è in Eredia anche una dimensione profondamente divulgativa: la consapevolezza che il tempo atmosferico non è solo una questione per specialisti, ma qualcosa che riguarda la vita quotidiana, l’agricoltura, la navigazione, la sicurezza. In questo senso, fu un ponte tra la scienza e la società, tra l’Osservatorio Meteorologico e il territorio.
“… Cosi ora, mentre l'aviazione perfezionando sempre più la sua tecnica, attende fiduciosa l'ulteriore progresso dell'aerologia a cui i suoi problemi sono strettamente legati, d'altra parte nel campo aerologico i progressi dell'aviazione sono incitamento a vieppiù intensificare il febbrile lavoro verso nuove e maggiori conquiste; grandioso spettacolo di fratellanza fra le scienze in cui lo spirito umano si rifugia e si riconforta…”.
Ricordare Filippo Eredia oggi significa riconoscere le radici della meteorologia moderna, quella fatta di dati, metodologia e visione d’insieme. Ma significa anche rendere omaggio a una stagione in cui la passione per il cielo nasceva dall’osservazione diretta, dallo stupore e dal rispetto per una natura complessa, mai del tutto prevedibile.