È stata una settimana emozionante per gli appassionati di tennis: il primo slam della stagione volge al termine e sale l’attesa per la finale di domenica sul campo della Red Laver Arena di Melbourne. Ad attirare l’attenzione non sono state tuttavia solo le imprese di Jannik Sinner, Carlos Alcaraz e i loro contendenti. Tra i protagonisti di questa edizione anche il caldo, che ha condizionato gli incontri del 24 e 27 gennaio quando le temperature elevate hanno costretto gli organizzatori ad applicare l’
Extrem Heat Protocol (EHP), una serie di misure tese a salvaguardare la salute dei giocatori e implementate per la prima volta quest’anno.
La stazione meteorologica dell’Olympic Park di Melbourne fa registrare martedì 27 gennaio una massima di 42.7 C° (Fig.1). Un valore che non stupisce più di tanto considerando che siamo nel pieno dell’estate australiana. A sorprendere è, tuttavia, la consistente variazione di temperatura cui si assiste ventiquattro ore dopo, quando la colonnina di mercurio si ferma a 23.6 °C. Una differenza di quasi 20 °C che trova la sua spiegazione nella particolare conformazione geografica di Melbourne e nella distribuzione del campo di pressione di quelle ore.
La capitale dello stato di Vittoria affaccia sulla baia di Port Phillip, una collocazione che ne mitiga il clima ma la espone anche ai freddi venti meridionali in arrivo dall’oceano. L’orografia per lo più pianeggiante consente d’altronde l’ingresso di venti settentrionali che determinano lo spostamento verso la costa dell’aria calda e secca del semidesertico entroterra australiano (il cosiddetto
outback). Per questo contrasto la città è spesso soggetta a repentini cambiamenti delle condizioni del tempo, una variabilità ben descritta dall’espressione
four seasons in a day – quattro stagioni in un giorno -che proprio a Melbourne si riferisce.
Il 27 gennaio alle 06 UTC (le 17 locali) il campo di pressione al suolo (Fig.2) presenta lo scorrimento di un minimo di 983 hPa a sud dell’Australia che determina il richiamo di aria da nord, nord-ovest prefrontale. Flusso favorito anche dalla presenza sull’Australia centro-occidentale del ciclone extra-tropicale Luana, ben visibile nell’immagine del satellite giapponese Himawari (Fig.3).
L’osservazione della stazione Olympic Park riporta come atteso un vento che soffia da nord portando aria calda e particolarmente secca, con un tasso di umidità del 18% (Fig.1).
Ventiquattro ore dopo l’alta pressione è tornata ad occupare la Grande Baia Australiana accompagnata da freschi ed umidi venti meridionali (Fig.4). A Melbourne il vento soffia infatti da sud e l’umidità è tornata a salire al 72% (Fig.1).
E per domenica 1° febbraio cosa ci aspetta? Se poco possiamo sbilanciarci sugli esiti tennistici del torneo, per conoscere il tempo che aspetta i nostri beniamini basta consultare
www.meteoam.it e la nostra mappa interattiva!
Buona finale!