È sabato 17 gennaio. Il servizio meteorologico spagnolo AEMET (Agencia Estatal de Meteorologia) associa alla perturbazione che si trova tra penisola iberica e nord Africa il nome Harry. Non tutte le perturbazioni hanno un nome ma Harry presenta quelle caratteristiche che la rendono sufficientemente intensa da rientrare nei parametri definiti dal progetto Storm Naming di EUMETNET al quale anche il Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare prende parte (Storm Naming, Denominazione delle tempeste | Meteo Aeronautica Militare).
Sabato 17 gennaio alle ore 12UTC la tempesta Harry è appena nata. Un minimo di 1008 hPa (Fig.1) è posizionato all’altezza di Valencia, in Spagna. Sfruttiamo, per una prima analisi, l’immagine RGB Airmass, prodotto satellitare ottenuto dalla combinazione delle informazioni derivanti dall’osservazione dell’atmosfera alle frequenze di assorbimento del vapore d’acqua e dell’ozono. La Fig.2 ci mostra la rotazione intorno al minimo di pressione della nuvolosità compatta associata alla perturbazione. Ad ovest, di colore rossastro, un flusso di aria secca individua il passaggio del getto (Fig.3) e l’intrusione di aria stratosferica che alimenta Harry determinando, come vedremo, un approfondimento e spostamento del minimo verso il nord Africa.
Fig.1 17/01/2026 12 UTC: Analisi della pressione atmosferica a livello del mare. Le linee continue, le isobare, rappresentano i punti con uguali valori di pressione atmosferica e sono disegnate a intervalli predefiniti. L'unità di misura utilizzata è l'ettopascal (hPa).
Fig.2 17/01/2026 12 UTC – RGB Airmass – Meteosat 12 – Il prodotto satellitare è ottenuto dalla combinazione delle informazioni derivanti dall’osservazione dell’atmosfera alle frequenze di assorbimento del vapore d’acqua e dell’ozono. Si tratta di uno strumento estremamente efficace nella classificazione delle masse d’aria, che tiene conto di due caratteristiche principali: il contenuto di umidità e di ozono. Masse d’aria di origine artica o polare sono ricche di ozono e la loro colorazione varia dal blu al rosso. Masse d’aria tropicali, povere di ozono, assumono invece una caratteristica colorazione verde con sfumature che variano a seconda del contenuto di umidità.
Fig.3 17/01/2026 12 UTC: Analisi della pressione atmosferica e dei venti a 300 hPa – A ovest della penisola iberica scorre il getto, che scorre poi sul nord Africa.
Quarantotto ore dopo il minimo è scivolato, infatti, tra Tunisia e Libia (Fig 4). Il valore di pressione è sceso a 1002 hPa ma è aumentato soprattutto il gradiente barico a est del minimo. È interessante notare come le isobare siano molto più vicine tra loro indice di una variazione di pressione significativa in una ridotta estensione spaziale.
Fig.4 19/01/2026 12 UTC: Analisi della pressione atmosferica a livello del mare.
È proprio questa disposizione del campo di pressione al suolo a determinare la forte ventilazione da sud-est che ha investito le nostre due isole maggiori e il meridione ionico, anche per la formazione di minimi secondari sullo Stretto di Sicilia e sul canale di Sardegna formatisi nel flusso di sottovento alla catena dell’Atlante. Alle 13:00 locali del 19 gennaio la stazione meteo di Pantelleria fa registrare raffiche di 57 nodi, pari a circa 106 km/h. I venti sfiorano gli 80 km/h anche sulle coste orientali di Sicilia e Sardegna. Con il fetch molto esteso dal mar Libico ai canali tra le isole, questa ventilazione innesca a sua volta un significativo aumento del moto ondoso, che giungerà fino a condizioni di mare grosso, con onde tra 6 e 9 metri sullo Ionio meridionale.
Nelle stesse ore un sistema convettivo a mesoscala V-shaped (Meteo Aeronautica Militare | I temporali V-Shaped) si sviluppa a nord della Tunisia accompagnato da un’intensa attività elettrica. Nell’RGB Cloud Phase (Fig.5) il sistema appare di un colore azzurro chiaro, caratteristico del top delle nubi convettive in fase di sviluppo che risultano formate da piccole particelle di ghiaccio.
La Fig.6 mostra, invece, le fulminazioni rilevate dallo spazio grazie allo strumento Lightning Imager, a bordo di Meteosat 12. Consideriamo, in particolare, l’estensione dei flash. Ciascun flash è il raggruppamento di singoli eventi di fulminazione vicini da un punto di vista spaziale e temporale che occupano, con le loro ramificazioni, un’area più o meno estesa. Le zone convettive in sviluppo sono tipicamente contraddistinte da un elevato numero di flash di piccole dimensioni, proprio come accade nel caso del sistema oggetto di studio.
Fig.5 19/01/2026 14 UTC – RGB Cloud Phase - Il prodotto, che nasce dalla composizione delle osservazioni del satellite geostazionario Meteosat 12 nei canali del vicino infrarosso e del visibile, consente di ricavare informazioni riguardanti la microfisica delle particelle che costituiscono le nubi, sia per quel che riguarda le dimensioni, che per la condizione di stato, ossia la fase liquida o solida dell’acqua. Così, il colore rosa, ad esempio, distingue le gocce d’acqua più grandi, l’azzurro le particelle di ghiaccio più sottili.
Fig.6 19/01/2026 14 UTC – MTG – Lightning Imager – Flash Footprint – Si osserva la disposizione di flash di piccola dimensione intorno alle zone convettive più attive del sistema a mesoscala V-shaped.
Nel pomeriggio del 19 gennaio un secondo, profondo, minimo al suolo si forma tra le isole Baleari e la Sardegna (Fig.7 e Fig.8) per poi scivolare verso il Mediterraneo occidentale.
Fig.7 19/01/2026 18 UTC: Analisi della pressione atmosferica a livello del mare.
Fig.8 19/01/2026 18 UTC – Meteosat 12 – L’immagine nell’infrarosso mostra il sistema nuvoloso che ruota intorno al minimo sulle isole Baleari. Ben evidente anche il sistema a mesoscala sulla Tunisia.
Il 20 gennaio prosegue l’intensa attività convettiva che dalla Tunisia si sposta verso il mar Libico. La forte ventilazione meridionale porta sul nostro territorio una nuvolosità stratiforme compatta accompagnata da piogge abbondanti e nevicate. Arriva anche la sabbia – come ci mostra l’RGB Dust in Fig. 9.
Fig.9 20/01/2026 12 UTC – RGB Dust - Meteosat 12 – nel caratteristico color magenta la sabbia che dal mar Libico risale verso la Sicilia sospinta dai forti venti da sud.
Nelle ventiquattro ore che vanno dalle 9:00 del 20 alle 09:00 del 21 gennaio, su Sardegna e Sicilia orientali e Calabria Ionica i cumulati di pioggia caduta nelle 24h superano i 100 mm su areali molto estesi, raggiungendo picchi di 200 mm (Fig. 10).
Fig.10 Precipitazioni cumulate tra le ore 09:00 del 20/01 e le ore 09:00 del 21/01/2026. Prodotto realizzato grazie alla piattaforma radar del Dipartimento di Protezione Civile (Piattaforma radar | Dipartimento della Protezione Civile).
Tra il 20 e il 21 gennaio la parte più attiva della perturbazione va lentamente spostandosi verso i Balcani, diminuisce l’intensità del vento, ma permangono ancora sul settore ionico precipitazioni abbondanti e mare molto agitato, sebbene in scaduta.
La mattina del 21 gennaio, l’RGB True Color ci offre una suggestiva fotografia di Harry. Una nuvolosità alta e compatta, legata all’avvezione di umidità in quota, scorre sulla Sardegna e sulle regioni centrali, disegnando una sottile linea d’ombra sul suolo e sul mare.
Fig.11 21/01/2026 09 UTC – RGB True Color - Il prodotto nasce dalla composizione delle osservazioni del satellite geostazionario Meteosat 12 nei tre canali del visibile corrispondenti alle frequenze dei colori rosso, verde e blu. Questo aspetto consente di ottenere delle immagini il più possibile corrispondenti a quelle che il nostro occhio percepirebbe guardando la stessa scena.
Nel periodo che va dal 17 gennaio al 20 gennaio il Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare ha emesso quotidianamente segnalazioni per i fenomeni intensi che Harry ha portato sul nostro territorio. Un monitoraggio efficace e continuo che testimonia l’impegno dell’Aeronautica Militare a servizio della comunità nazionale.