Quando Antonio Vivaldi compose le Quattro Stagioni (1725) scelse di affiancare ad ognuno dei quattro concerti che le compongono un sonetto che guidasse l’ascoltatore in un’esperienza che oggi definiremmo immersiva.
Dell’Estate (Concerto Nº 2 in Sol minore, opera 8, RV 315) Vivaldi scrive:

I. Allegro non molto (in Sol minore)
Sotto dura stagion dal sole accesa
Langue l’huom, langue ‘l gregge, ed arde ‘l pino,
Scioglie il cucco la voce, e tosto intesa
Canta la tortorella e ‘l gardellino.
Zeffiro dolce spira, ma contesa
Muove Borea improvviso al suo vicino;
E piange il Pastorel, perché sospesa
Teme fiera borasca, e ‘l suo destino;

II. Adagio e piano – Presto e forte (in Sol minore)
Toglie alle membra lasse il suo riposo
Il timore de’ lampi, e tuoni fieri
E de mosche, e mosconi il stuol furioso:

III. Presto (in Sol minore)
Ah che pur troppo i suoi timor son veri
Tuona e fulmina il cielo grandinoso
Tronca il capo alle spiche e a’ grani alteri.


Come non trovare attuali le parole del Maestro? Anche noi siamo, ormai da diversi giorni, sotto dura stagion dal sole accesa, con temperature ben al di sopra della media stagionale. E come il pastorello, spesso e volentieri, nell’ultimo periodo ci siamo trovati a temere gli effetti improvvisi di temporali, anche intensi, che si sono sviluppati nelle ore più calde della giornata.

Tuona e fulmina il cielo grandinoso, scrive Vivaldi. Ma perché? Come nascono i temporali termoconvettivi?

Due sono gli ingredienti fondamentali: il forte riscaldamento del suolo e l’orografia del nostro territorio.

Quando il suolo si riscalda, si riscalda naturalmente anche lo strato d’aria con esso a contatto. L’aria calda, meno densa, tende a salire, si espande e si raffredda, fino a quando non inizia un processo di condensazione. Se l’energia a disposizione dell’atmosfera è sufficiente, questo meccanismo di risalita dell’aria calda può portare alla formazione di imponenti nubi a sviluppo verticale, i cumulonembi, dalle quali originano poi i temporali. 
L’orografia facilita notevolmente lo sviluppo dei temporali perché favorisce meccanicamente la risalita dell’aria calda. Ma non solo, i pendii offrono, infatti, una superficie inclinata dove l’incidenza dei raggi solari è maggiore ed è maggiore, quindi, anche il riscaldamento delle masse d’aria con essi a contatto. La differenza di temperatura rispetto alle valli innesca, inoltre, brezze che contribuiscono ad alimentare le correnti ascensionali.
Ed ecco, quindi, che nella stagione estiva non è raro osservare immagini satellitari come quella sottostante, dello scorso 25 giugno, catturata dal satellite geostazionario Meteosat-12 (Satellite | Meteo Aeronautica Militare).
Osserviamo di un bianco brillante il top delle nubi temporalesche, mentre i cerchi rossi rappresentano le scariche elettriche ad esse associate. Tanto più grande il cerchio, tanto più esteso il flash, ovvero il raggruppamento di scariche elettriche vicine nello spazio e nel tempo. La presenza di molti piccoli flash indica un’attività temporalesca in via di sviluppo.
È il caso, ad esempio, del temporale che osserviamo sulle zone interne della Campania. L'osservatorio di Monte Vergine, da poco rientrato nella stazione osservativa dell’Aeronautica Militare (Meteo Aeronautica Militare|L'Osservatorio storico di Montevergine torna a far parte della rete osservativa AM ) cattura il 25 giugno tra le 16 e le 17 locali una suggestiva sequenza di immagini, che documenta l’evoluzione del temporale responsabile di un violento nubifragio sulla città di Avellino.

Il prof. Vincenzo Capozzi, ricercatore presso l’Università degli Studi di Napoli Parthenope e Presidente dell’associazione MVOBSV (Mount Vergine Observatory), ha condiviso con noi interessanti elementi utili a comprendere il fenomeno.
Al temporale è associato un wet downburst, una colonna d’aria fredda e umida in caduta, caratterizzara da intensi venti lineari e raffiche che si espandono al suolo in tutte le direzioni. Nel caso specifico, il downburst è stato accompagnato da grandine e forti raffiche di vento, che hanno localmente superato i 40 nodi. Una centralina meteo operativa in città, facente capo alla rete di monitoraggio dell’Osservatorio, fra le 16:00 e le 16:40, ha misurato una precipitazione cumulata di 56.2 mm. Di questi, ben 48.8 mm si sono riversati al suolo in soli venti minuti, con un picco di 29.6 mm tra le 16:20 e le 16:30. In quest’ultimo intervallo di tempo la stazione ha registrato un’intensità di pioggia al suolo di 640.0 mm/h, un dato che può sicuramente risentire di una sovrastima legata alla grandine ma che dà la misura di un evento particolarmente intenso.

Per saperne di più sulla formazione dei temporali e le loro tipologie clicca su Meteo Aeronautica Militare | I temporali V-Shaped. Se ti appassiona, invece, il mondo delle nubi consulta l’Atlante delle nubi al link Atlante delle nubi .